Javi Leal e Fran Guerrero sembravano aver ormai conquistato la qualificazione ai sedicesimi di finale dopo aver vinto il primo set per 6-2 contro Flavio Abbate e Alonso Rodríguez. Due tie-break dopo, però, le teste di serie numero 7 sono state eliminate dal torneo di Madrid P1, sconfitte per 2-6, 7-6(4), 7-6(6). Al di là del risultato, il modo in cui è avvenuta la sconfitta solleva interrogativi: nei momenti decisivi, il loro gioco si è progressivamente disorganizzato, con Guerrero che ha giocato a un livello eccessivo e Leal sempre meno coinvolto.
Un primo set quasi a senso unico
Per un set, Leal e Guerrero hanno controllato l’incontro. Più aggressivi e meglio posizionati a rete, i due andalusi hanno rapidamente preso le misure a una coppia che disputava il suo primo torneo: Flavio Abbate e Alonso Rodríguez.
Il punteggio iniziale di 6-2 rispecchiava questa superiorità. Leal e Guerrero sembravano particolarmente più lucidi nella scelta dei colpi. La loro distribuzione funzionava, e il settimo in classifica impediva agli avversari di trovare il ritmo negli scambi.
Ma questo controllo non si è mai tradotto in vittoria. Abbate e Rodríguez hanno gradualmente alzato il livello del loro gioco, senza però cambiare drasticamente l’andamento della partita. Si sono limitati a tenere testa agli avversari, allungando gli scambi e costringendo i favoriti a vincere il game una seconda volta. È stato proprio a questo punto che la dinamica è cambiata.
Guerrero perde la calma nel tie-break del secondo set.
Il secondo set è rimasto in perfetto equilibrio fino al tie-break. È stato allora che si sono manifestati i primi segnali di tensione tra Leal e Guerrero.
Guerrero, che fino a quel momento si era dimostrato molto attivo e intraprendente, ha commesso due errori insoliti su facili volée. Allo stesso tempo, diversi suoi pallonetti sono risultati privi di profondità. Contro un mancino come Flavio Abbate, lasciare la palla all’altezza di impatto sopra la spalla destra è un invito. L’italiano è stato in grado di sfruttare queste traiettorie corte con il suo smash, soprattutto sui par 3, e di mantenere una pressione costante sul colpo incrociato di Guerrero.
Questi errori da soli non definiscono il tie-break, vinto 7-4 da Abbate e Rodríguez. Tuttavia, illustrano il punto di svolta. Guerrero ha continuato ad assumersi la responsabilità della partita, ma la sua attività si è fatta affrettata. La situazione richiedeva soprattutto di ritrovare un po’ di respiro e di rimettere Leal al centro della strategia.
Sul punteggio di un set pari, la partita, che gli andalusi avevano dominato, si è completamente ribaltata.
Leal fu messo “in disparte” e alla fine Guerrero riuscì a sfondare la difesa avversaria.
Il terzo set ha seguito uno schema simile. Non si è creato alcun distacco duraturo e la qualificazione è stata ancora una volta decisa da uno spareggio. Questa volta, il problema è diventato collettivo.
Abbate e Rodríguez sono riusciti a ridurre l’influenza di Javi Leal indirizzando gran parte degli scambi verso Guerrero. Il mancino si è ritrovato sempre più “sul ghiaccio”, come si suol dire: presente in campo, ma privato del volume di palle necessario per incidere realmente sul punto.
Questa distribuzione del gioco avrebbe richiesto una risposta tattica: più spazio per Leal e più pazienza da parte di Guerrero per creare un pallone giocabile per il suo compagno. Tuttavia, nelle fasi finali della partita, è successo il contrario. Guerrero ha continuato a cercare di fare la differenza, soprattutto con pallonetti sempre più forzati. La loro imprecisione ha offerto ad Abbate le opportunità di gioco aereo che cercava.
Il tie-break finale, perso per 8 a 6, ha così condensato le difficoltà dei due: un Leal non sufficientemente supportato, un Guerrero costretto – o che si è sentito costretto – ad assumersi una parte eccessiva del gioco, e un’organizzazione che non è riuscita a riadattarsi quando la tensione è aumentata.
Una fragilità mentale, ma soprattutto una mancanza di lucidità collettiva.
Passare da una vittoria nel primo set per 6-2 a una sconfitta per 7-6, 7-6 solleva inevitabilmente interrogativi sulla loro preparazione mentale. Leal e Guerrero avevano il match sotto controllo, poi il loro gioco ha vacillato e ogni errore si è rivelato sempre più costoso. A Madrid, hanno dato l’impressione di una coppia ancora fragile quando si è trovata a dover chiudere una partita che stava iniziando a sfuggire loro di mano.
Sarebbe però troppo semplicistico concludere che non sappiano gestire i momenti decisivi. A Pretoria hanno eliminato Juan Lebrón e Leo Augsburger vincendo il tie-break per 13-11 nel terzo set. In finale, hanno poi costretto Galán e Chingotto al 9-7, sempre in un tie-break. Questa coppia ha quindi già dimostrato di saper rimanere competitiva anche sotto massima pressione.
La sconfitta a Madrid rivela una debolezza più specifica: quando il loro piano iniziale fallisce, Leal e Guerrero non sempre riescono a trovare subito una struttura comune. Guerrero aumenta il ritmo di gioco e si assume più rischi; Leal, meno coinvolto, scompare gradualmente dal gioco. La loro potenza resta intatta, ma il loro gioco diventa più prevedibile e il margine di errore si riduce.
Abbate e Rodríguez meritano un plauso per aver tenuto duro, aver mirato alle zone giuste e aver sfruttato le occasioni. Tuttavia, Leal e Guerrero hanno reso loro il compito più facile nei due momenti cruciali della partita.
Questa eliminazione non sminuisce il potenziale di una coppia capace di battere i migliori. Serve piuttosto a ricordare loro il prossimo passo: imparare a rallentare, riorganizzarsi e condividere meglio le responsabilità quando il punteggio si fa ravvicinato. A Madrid, il problema non era dominare, ma chiudere la partita.
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